A  FILIPPO LORRAI – DALLA SARDEGNA – IL PREMIO LA GIARA 2017

Nella sede Rai di Viale Mazzini, in sala degli Arazzi, il 26 Settembre  alle ore 15.30 si è conclusa la sesta edizione del Premio Rai La Giara per romanzi inediti di giovani autori.
Vincitore della Giara d’oro è Filippo Lorrai di 33 anni, con il romanzo Il grande Erik, la Giara d’argento e di bronzo vanno rispettivamente a Christian Maria Giuseppe Bartolomeo, siciliano di 39 anni, autore del romanzo  Le quindici e a Giuseppe Marotta, di 19 anni lucano per  Lo specchioLa lettura di brani dei romanzi, affidata a Deborah Caprioglio, Pino Caruso e Gianfranco Jannuzzo, ha offerto un breve saggio dei diversi temi e stili delle opere finaliste. L’incontro condotto da Giancarlo Magalli, oltre naturalmente a festeggiare i vincitori, ha dato l’occasione ai presenti di riflettere su quanto e in che modo sia cambiata la scrittura nel corso di questi sei anni. Hanno dato il loro saluto ai vincitori Paola Gaglianone e Alessandro Salas della Commissione Nazionale del Premio (composta da Daria Bignardi, Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti, Gian Arturo Ferrari, Paolo Mauri e Marino Sinibaldi) come curatori del Laboratorio di Scrittura creativa di Rai Eri con Gabriella Ricciardi; i direttori delle sedi regionali Rai dei romanzi  vincitori, Mauro Trapani della Basilicata, Salvatore Cusimano Sicilia, Giovanni Maria Dettori Sardegna, Roberto Moliterni nella doppia veste di vincitore de la Giara d’oro nella terza edizione 2013/2014 con Arrivederci a Berlino est, e di membro della commissione regionale de La Basilicata e Marino Sinibaldi, direttore di Radio 3.

Filippo Lorrai ci racconta così il suo romanzo, Il grande Erik, che vedremo in libreria nei prossimi mesi, pubblicato da Rai Eri: Julius ha diciotto anni; vive e lavora nel circo del Grande Erik da quando è nato. È un semplice operaio: non sa farsi obbedire dagli animali, non sa far ridere, non sa volare, e in ogni caso odia esibirsi. I suoi genitori invece erano grandi artisti, morti prematuramente in un tempo in cui il circo viveva i suoi fasti che tutti ora sembrano rimpiangere. L’età dell’oro è finita e per Julius la fine ha coinciso con l’ultima volta in cui ha visto Polly Jean, una giovane vagabonda che per un breve periodo aveva vissuto con lui e condiviso le sorti della sua stralunata famiglia di artisti giramondo. Il tempo è passato, nella vita di Julius c’è un nuovo amore, ma lui non ha ancora smesso di pensare a Polly Jean, all’estate torrida in cui la conobbe e subito la perse. In un continuo accavallarsi di salti all’indietro nel tempo e situazioni surreali, la storia di Julius si intreccia con quelle degli altri personaggi, i vivi e i morti, legati insieme da un destino comune e al tempo stesso irrimediabilmente soli.
La Commissione nazionale ha così motivato la Giara d’oro a Il grande Erik: L’autore con una scrittura suggestiva e poetica dipinge con grande naturalezza l’affresco di affetti, delusioni e speranze di una piccola e pirotecnica tribù circense. Il circo, attraverso la storia di tre generazioni, ci appare come un poetico mondo a parte, assediato e sconfitto dalla violenta realtà esterna.

Il romanzo Le quindici, di Christian Maria Giuseppe Bartolomeo, invece narra di un’altra comunità, meno stralunata e lirica, nella Sicilia degli anni 60.
SINOSSI – Il romanzo racconta di un bonario parroco di un paese dell’agrigentino, Don Salvo, a cui tutti chiedono miracoli perché ritenuto per errore in odore di santità. La voce si sparge e  tutti, perfino il signorotto mafioso del luogo, don Pepè  Lattuca, pretendono miracoli da lui, che è quindi costretto a rifugiarsi con Antonio e i suoi fedelissimi, in un monastero in Calabria. Lui in realtà vorrebbe salvare soltanto il compaesano Antonio Tuttolomondo, una specie di silenzioso gigante rientrato in paese dopo molto tempo per ricevere l’eredità del fratello e al quale un sogno premonitore ha annunciato morte certa entro quindici giorni. Il parroco vorrebbe aiutare Antonio a liberarsi del peso di un grave peccato che lo opprime da anni e che, secondo una superstizione legata alle Orazioni di Santa Brigida, potrà espiare solo con una morte fulminea allo scadere – appunto – del quindicesimo giorno dal sogno premonitore. Intanto i “miracoli” sembrano compiersi, ma proprio come accade nella commedia classica, svelati tutti i retroscena, i “miracoli” non sembreranno che interventi del destino per distribuire equamente punizioni e buona fama.
La Commissione nazionale ha così motivato la Giara d’argento a Le quindici: La narrazione è strutturata come una rocambolesca commedia degli equivoci, che unisce toni popolari e dialettali a linguaggi più elevati. Il gioco dei miracoli annunciati, delle coincidenze incalzanti, delle soluzioni impreviste alimenta abilmente l’ambiguità tra caso e intervento divino.

Lo specchio del giovanissimo Giuseppe Marotta si sposta invece nell’America degli anni 90, un paesaggio in bianco e nero, guardando a Scorsese.
SINOSSI – Nel maggio del 1994 mentre Nelson Mandela viene eletto presidente dopo 27 anni di detenzione e lo stato dell’Illinois sta per giustiziare un serial killer, la vita di Martin prende una piega irreversibile che lo condurrà a morte certa.  Martin è un ventenne che ha passato gli anni della sua adolescenza in Riformatorio e poi,  ormai maggiorenne, in carcere a causa di un incredibile equivoco giudiziario. La famiglia è morta in un incidente stradale e sopravvive lavorando come banchista e macellatore di carni in un supermercato. È un ragazzo solitario e disturbato: lo specchio lo tormenta rivelandogli un altro sé contro il quale si scaglia con violenza; mangia poco e dorme meno. L’unico piacere che coltiva consiste nell’inforcare la sua vecchia Harley-Davidson e correre libero fuori città. Ma sarà proprio la moto a tendere il filo del destino. Mentre corre veloce in un bosco, cadrà battendo la testa su una cassa metallica misteriosa che decide di portare a casa. Martin non sa che in questo modo sta sfidando suo malgrado una pericolosa banda di gangster che volendo rientrare in possesso della cassa gli scatena dietro i suoi uomini più violenti. È a questo punto che si rivolge a Joe, l’amico di sempre; e sarà con lui che la lotta per sopravvivere si tingerà irrimediabilmente di rosso.
La Commissione nazionale ha così motivato la Giara di bronzo a Lo specchio: L’autore riesce a mantenere costante l’atmosfera di cupa solitudine propria del noir con una scrittura che riecheggia le atmosfere del cinema di genere americano. Convincente la figura del protagonista, giovane fobico e solitario che pur vivendo un’esistenza invasa dalla violenza non rinuncia a credere al valore dell’amicizia.

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