All’inferno fa freddo

Racconti dal carcere

di Antonella Bolelli Ferrera 


All’inferno fa freddo. Racconti dal carcere è un romanzo corale dove gli autori coincidono con i protagonisti delle tante storie che in comune hanno solo il luogo dove a turno si muovono:  l’inferno. Il girone è quello dei condannati. Uomini e donne che provengono  da mondi diversi, a volte molto lontani.

Carcerati che narrano squarci di vite  consumate nel freddo di una cella, la melma prima di finire dentro,il sogno di  un riscatto. Nessuna retorica, né autocommiserazione. Piuttosto, parole  taglienti che non risparmiano al lettore la violenza e l’asprezza della  prigionia, di vicende criminali. Ma anche di destini dannatamente crudeli, come  quelli di alcuni adolescenti, giovani fiori del male. Il camorrista, la  prostituta, il rapinatore, lo spacciatore, l’assassino, il sequestratore, il  tossico, il violento, il ladro, il terrorista, il ricattatore… E poi il profugo  in balia degli scafisti, l’imprenditore fallito che cambia pelle, l’abusato che  diverrà colui che abusa. C’è chi non ce l’ha fatta, chi è diventato pazzo, chi  più cattivo di quando era entrato. Per qualcuno, il carcere è diventato una  casa, oppure luogo di espiazione. E c’è anche chi ha riassaporato la libertà e,  come colto da capogiro, è ricaduto all’inferno. Ma un giorno, “la neve che non  ti aspetti” può farti vivere anche dietro a quelle sbarre una giornata  insolita. Venticinque grandi scrittori ed artisti introducono, ciascuno, ogni  storia. “La parola – scrive uno di loro – unisce gli uomini al di sopra di ogni  diversità”.

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All’inferno fa freddo. Racconti dal carcere è un romanzo corale dove gli autori coincidono con i protagonisti delle tante storie che in comune hanno solo il luogo dove a turno si muovono:  l’inferno. Il girone è quello dei condannati. Uomini e donne che provengono  da mondi diversi, a volte molto lontani.

Carcerati che narrano squarci di vite  consumate nel freddo di una cella, la melma prima di finire dentro,il sogno di  un riscatto. Nessuna retorica, né autocommiserazione. Piuttosto, parole  taglienti che non risparmiano al lettore la violenza e l’asprezza della  prigionia, di vicende criminali. Ma anche di destini dannatamente crudeli, come  quelli di alcuni adolescenti, giovani fiori del male. Il camorrista, la  prostituta, il rapinatore, lo spacciatore, l’assassino, il sequestratore, il  tossico, il violento, il ladro, il terrorista, il ricattatore… E poi il profugo  in balia degli scafisti, l’imprenditore fallito che cambia pelle, l’abusato che  diverrà colui che abusa. C’è chi non ce l’ha fatta, chi è diventato pazzo, chi  più cattivo di quando era entrato. Per qualcuno, il carcere è diventato una  casa, oppure luogo di espiazione. E c’è anche chi ha riassaporato la libertà e,  come colto da capogiro, è ricaduto all’inferno. Ma un giorno, “la neve che non  ti aspetti” può farti vivere anche dietro a quelle sbarre una giornata  insolita. Venticinque grandi scrittori ed artisti introducono, ciascuno, ogni  storia. “La parola – scrive uno di loro – unisce gli uomini al di sopra di ogni  diversità”.

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