Il giardino di cemento armato

Racconti dal carcere

di Antonella Bolelli Ferrera 


Ventisei racconti dal carcere scritti da persone diverse per sesso, età,
provenienza, reati compiuti, ma che insieme somigliano alla sceneggiatura di un  film-verità a episodi. E ogni episodio è una pagina di vita. Ventisei storie  che conducono in un’Italia sfregiata dalla criminalità organizzata, dove i  bambini vengono allevati a pane e delinquenza, all’assenza di valori. 

A volte il racconto trasporta più lontano, in Paesi devastati. Come in Siria, al fianco  di una giovane in fuga dalla guerra e dal disprezzo per il genere femminile,  trasformato in violenza atroce. O in Somalia, dove un bambino-soldato racconta  i brutali metodi di reclutamento. Dalla vita “fuori” a quella “dentro” per  inoltrarsi nella realtà carceraria, luogo di cognomi urlati, di rituali uguali  dalla notte dei tempi, di regolamenti di conti, di suicidi, di Tv sempre  accese, di odori nauseabondi, di cortili per l’ora d’aria, di file alle docce,  di sudore e di sangue. Dove convivono persone che hanno commesso ogni genere di  delitti ma solo una parte di loro ha “diritto”, per una legge non scritta tra  detenuti, a un supplemento di pena fatto di botte e sevizie. Luogo dove si può  diventare pazzi. 

Di solitudine nel caos. Dove il pensiero della libertà può  diventare un’ossessione, al punto di averne paura. Ma anche di rinascita  “Migliorerò, riuscirò e mi rialzerò. Voglio fortissimamente voglio”.   Ventisei  racconti dal carcere, i migliori selezionati per il Premio Goliarda Sapienza  2014. Le introduzioni sono di ventisei grandi scrittori. Si leggono d’un fiato.
Al momento di andare in stampa non sappiamo chi saranno i vincitori, ma più ci  s’inoltra nella lettura e più ci si accorge che ciascuno ha una sua unicità,
degna di un premio.

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Ventisei racconti dal carcere scritti da persone diverse per sesso, età,
provenienza, reati compiuti, ma che insieme somigliano alla sceneggiatura di un  film-verità a episodi. E ogni episodio è una pagina di vita. Ventisei storie  che conducono in un’Italia sfregiata dalla criminalità organizzata, dove i  bambini vengono allevati a pane e delinquenza, all’assenza di valori. 

A volte il racconto trasporta più lontano, in Paesi devastati. Come in Siria, al fianco  di una giovane in fuga dalla guerra e dal disprezzo per il genere femminile,  trasformato in violenza atroce. O in Somalia, dove un bambino-soldato racconta  i brutali metodi di reclutamento. Dalla vita “fuori” a quella “dentro” per  inoltrarsi nella realtà carceraria, luogo di cognomi urlati, di rituali uguali  dalla notte dei tempi, di regolamenti di conti, di suicidi, di Tv sempre  accese, di odori nauseabondi, di cortili per l’ora d’aria, di file alle docce,  di sudore e di sangue. Dove convivono persone che hanno commesso ogni genere di  delitti ma solo una parte di loro ha “diritto”, per una legge non scritta tra  detenuti, a un supplemento di pena fatto di botte e sevizie. Luogo dove si può  diventare pazzi. 

Di solitudine nel caos. Dove il pensiero della libertà può  diventare un’ossessione, al punto di averne paura. Ma anche di rinascita  “Migliorerò, riuscirò e mi rialzerò. Voglio fortissimamente voglio”.   Ventisei  racconti dal carcere, i migliori selezionati per il Premio Goliarda Sapienza  2014. Le introduzioni sono di ventisei grandi scrittori. Si leggono d’un fiato.
Al momento di andare in stampa non sappiamo chi saranno i vincitori, ma più ci  s’inoltra nella lettura e più ci si accorge che ciascuno ha una sua unicità,
degna di un premio.

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