Lettere dal Don

Alla ricerca degli ultimi testimoni della tragica Campagna di Russia

di Pino Scaccia 


Pino Scaccia, a circa vent’anni di distanza dal suo precedente libro Armir, sulle tracce di un esercito perduto, ritorna nei luoghi della tragica Campagna di Russia della seconda guerra mondiale, dove persero la vita migliaia di soldati italiani, mandati allo sbaraglio, equipaggiati in tutta fretta, in modo assolutamente inadeguato per far fronte alla durezza dell’inverno nelle steppe russe. Oggi con questo nuovo reportage Scaccia torna alla ricerca di ulteriori notizie sugli italiani dispersi. L’autore parte per la smisurata valle del Don, si districa nei meandri della burocrazia russa, visita cimiteri, fosse comuni, ma innanzitutto intervista persone. Ci sono 80.000 famiglie toccate da questa tragedia e ancora oggi i discendenti di questi soldati non si arrendono e vogliono almeno ricostruire gli ultimi giorni di vita dei loro cari. Ci sono testimoni, ancora vivi, soprattutto vecchie contadine, che avevano nascosto e accolto tanti italiani “così belli, ma così tanto affamati”. Nel libro tanti racconti, anche i ricordi trasmessi da genitore a figlio, che contribuiscono alla scoperta e al recupero di indizi preziosi. Un reportage drammatico e incredibile quasi fosse
un romanzo, spietato e doloroso come la più vera delle realtà.

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Pino Scaccia, a circa vent’anni di distanza dal suo precedente libro Armir, sulle tracce di un esercito perduto, ritorna nei luoghi della tragica Campagna di Russia della seconda guerra mondiale, dove persero la vita migliaia di soldati italiani, mandati allo sbaraglio, equipaggiati in tutta fretta, in modo assolutamente inadeguato per far fronte alla durezza dell’inverno nelle steppe russe. Oggi con questo nuovo reportage Scaccia torna alla ricerca di ulteriori notizie sugli italiani dispersi. L’autore parte per la smisurata valle del Don, si districa nei meandri della burocrazia russa, visita cimiteri, fosse comuni, ma innanzitutto intervista persone. Ci sono 80.000 famiglie toccate da questa tragedia e ancora oggi i discendenti di questi soldati non si arrendono e vogliono almeno ricostruire gli ultimi giorni di vita dei loro cari. Ci sono testimoni, ancora vivi, soprattutto vecchie contadine, che avevano nascosto e accolto tanti italiani “così belli, ma così tanto affamati”. Nel libro tanti racconti, anche i ricordi trasmessi da genitore a figlio, che contribuiscono alla scoperta e al recupero di indizi preziosi. Un reportage drammatico e incredibile quasi fosse
un romanzo, spietato e doloroso come la più vera delle realtà.

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