Per mia mamma sorridere era già in italiano

di Ciro Giustiniani  Francesco Velonà 


“Quella mattina dal mio balcone, vedevo le gru del nuovo cantiere. Un ospedale nella mia zona non si era mai visto. Per chi vive in periferia anche ammalarsi è fuori mano, l‘ambulanza non è un diritto, è un miracolo. E il concetto di “approfittare” assume le tinte più macabre, come quando un uomo, vestito da prete, si avvicinò a mio zio, steso sulla barella. “ Avete fede?”. “ Certo, padre”. “E mettetela in questo sacchetto insieme all’orologio”. Ci sono luoghi in cui la tua vita è un romanzo, peccato che il lieto fine uno debba sudarselo sette camicie, e non è mai abbastanza: è il caso di Ciro Giustiniani, adolescenza a San Giorgio a Cremano e nel quartiere periferico di Barra, a Napoli, per proseguire con una scelta professionale piuttosto estrema con il doppio mestiere di cabarettista e sindacalista CGIL…Due attività difficili da conciliare. O invece più simili di quanto di creda? Mescolando narrazione, calembour, monologo di cabaret, prende vita un’opera originale, una storia di vita esilarante e dissacrante che fa per il proletario urbano ciò che Paolo Villaggio ha fatto per l’impiegato: si tuffa al fondo del suo sconforto per ripescarne, trionfalmente, tra un sorriso e una stretta al cuore, la tragicomica epica quotidiana.

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“Quella mattina dal mio balcone, vedevo le gru del nuovo cantiere. Un ospedale nella mia zona non si era mai visto. Per chi vive in periferia anche ammalarsi è fuori mano, l‘ambulanza non è un diritto, è un miracolo. E il concetto di “approfittare” assume le tinte più macabre, come quando un uomo, vestito da prete, si avvicinò a mio zio, steso sulla barella. “ Avete fede?”. “ Certo, padre”. “E mettetela in questo sacchetto insieme all’orologio”. Ci sono luoghi in cui la tua vita è un romanzo, peccato che il lieto fine uno debba sudarselo sette camicie, e non è mai abbastanza: è il caso di Ciro Giustiniani, adolescenza a San Giorgio a Cremano e nel quartiere periferico di Barra, a Napoli, per proseguire con una scelta professionale piuttosto estrema con il doppio mestiere di cabarettista e sindacalista CGIL…Due attività difficili da conciliare. O invece più simili di quanto di creda? Mescolando narrazione, calembour, monologo di cabaret, prende vita un’opera originale, una storia di vita esilarante e dissacrante che fa per il proletario urbano ciò che Paolo Villaggio ha fatto per l’impiegato: si tuffa al fondo del suo sconforto per ripescarne, trionfalmente, tra un sorriso e una stretta al cuore, la tragicomica epica quotidiana.

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