Rai Bolzano

Dalla stazione Eiar alla radiotelevisione trilingue

di Alessandra Zendron 


Questo libro narra la storia della Rai di Bolzano. La stazione radio dell’Eiar a Bolzano nasce contro ogni previsione come quarta sede in Italiana: deve trasmettere i discorsi dell’inaugurazione del monumento fascista della vittoria e contribuire al progetto di inizializzazione del Sudtirolo. Divenuta Rai nel dopoguerra, oggi è testimone e protagonista di una delle poche realtà consapevolmente plurilingui d’Europa. Nel libro si legge del fascino della radio, per cui anche ai più nazionalisti capita di volere l’autonomia; della passione per la musica; dell’occupazione tedesca; dei pochi giorni di Radio Bolzano libera; della gioia di partecipare, recitare, usare la voce per comunicare. E poiché le voci raccolte dai microfoni sono di lingue diverse, vi si narra della lunga lotta che porta al riconoscimento dei diritti delle minoranze tedesca e ladina per l’uso del mezzo radiotelevisivo, in un contesto nazionale per molto tempo poco disponibile verso le autonomie e in un contesto aziendale accentratore. Dalla nascita come strumento di oppressione del regime fascista, attraverso la storia di un territorio di confine, diventa ciò che è oggi, un’emittente plurilingue per un territorio multiculturale. Un risultato che costituisce un successo per la democrazia. Con un piccolo rimpianto per un pluralismo linguistico imperfetto.

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Questo libro narra la storia della Rai di Bolzano. La stazione radio dell’Eiar a Bolzano nasce contro ogni previsione come quarta sede in Italiana: deve trasmettere i discorsi dell’inaugurazione del monumento fascista della vittoria e contribuire al progetto di inizializzazione del Sudtirolo. Divenuta Rai nel dopoguerra, oggi è testimone e protagonista di una delle poche realtà consapevolmente plurilingui d’Europa. Nel libro si legge del fascino della radio, per cui anche ai più nazionalisti capita di volere l’autonomia; della passione per la musica; dell’occupazione tedesca; dei pochi giorni di Radio Bolzano libera; della gioia di partecipare, recitare, usare la voce per comunicare. E poiché le voci raccolte dai microfoni sono di lingue diverse, vi si narra della lunga lotta che porta al riconoscimento dei diritti delle minoranze tedesca e ladina per l’uso del mezzo radiotelevisivo, in un contesto nazionale per molto tempo poco disponibile verso le autonomie e in un contesto aziendale accentratore. Dalla nascita come strumento di oppressione del regime fascista, attraverso la storia di un territorio di confine, diventa ciò che è oggi, un’emittente plurilingue per un territorio multiculturale. Un risultato che costituisce un successo per la democrazia. Con un piccolo rimpianto per un pluralismo linguistico imperfetto.

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