Un naso in salita. Gino Bartali

La sua storia vera (ma piena di bugie)

di Massimo Guglielmi 


L’epoca gloriosa del grande ciclismo appare oggi come una foto sgualcita, sfocata forse, ma ancora piena di enorme fascino per chi l’ha vissuta o anche solo immaginata: e dentro quella foto non può non esserci l’immagine di Gino Bartali, protagonista suo malgrado di un binomio indissolubile nella storia del nostro paese, diventato ormai parafrasi ontologica dei dualismi e degli schieramenti (non solo sportivi) con l’altro, il grande rivale, Fausto Coppi. Dentro la vita agonistica di Bartali e Coppi c’è chi ha letto la storia stessa del nostro paese, giunto al traguardo della “rinascita del dopoguerra”, come una dicotomia netta tra mondo cattolico e mondo comunista, ed è indiscutibile che Gino Bartali abbia impersonificato nell’immaginario collettivo un polo di attrazione irrinunciabile per tutta una cultura “nazionale-popolare”, che è rimasta quasi inalterata attraverso mezzo secolo.
Un naso in salita (titolo che ricorda, parafrasandoli, i versi di una famosissima canzone di Paolo Conte a lui dedicata) è certamente prima di tutto un omaggio affettuoso a un grande ciclista, ma vuole essere anche uno sforzo felice e consapevole di ripercorrere così le tappe di una pagina significativa della nostra epoca contemporanea, con le sue ombre e le sue luci, con i bagliori e i fragori che non vogliono lasciare la nostra memoria di sportivi appassionati certo, ma anche di cittadini attenti e consapevoli. Gino Bartali inizia infatti la sua carriera agonistica nel 1931, in pieno fascismo, e la conclude a dieci anni dal dopoguerra, nel 1954; anno, tra l’altro, dell’inizio nel nostro paese di una nuova epoca, quella della televisione, ovvero di una nuova era anche per utto il mondo dello sport, e per il modo di viverlo di atleti e del pubblico, di tutti insomma.

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L’epoca gloriosa del grande ciclismo appare oggi come una foto sgualcita, sfocata forse, ma ancora piena di enorme fascino per chi l’ha vissuta o anche solo immaginata: e dentro quella foto non può non esserci l’immagine di Gino Bartali, protagonista suo malgrado di un binomio indissolubile nella storia del nostro paese, diventato ormai parafrasi ontologica dei dualismi e degli schieramenti (non solo sportivi) con l’altro, il grande rivale, Fausto Coppi. Dentro la vita agonistica di Bartali e Coppi c’è chi ha letto la storia stessa del nostro paese, giunto al traguardo della “rinascita del dopoguerra”, come una dicotomia netta tra mondo cattolico e mondo comunista, ed è indiscutibile che Gino Bartali abbia impersonificato nell’immaginario collettivo un polo di attrazione irrinunciabile per tutta una cultura “nazionale-popolare”, che è rimasta quasi inalterata attraverso mezzo secolo.
Un naso in salita (titolo che ricorda, parafrasandoli, i versi di una famosissima canzone di Paolo Conte a lui dedicata) è certamente prima di tutto un omaggio affettuoso a un grande ciclista, ma vuole essere anche uno sforzo felice e consapevole di ripercorrere così le tappe di una pagina significativa della nostra epoca contemporanea, con le sue ombre e le sue luci, con i bagliori e i fragori che non vogliono lasciare la nostra memoria di sportivi appassionati certo, ma anche di cittadini attenti e consapevoli. Gino Bartali inizia infatti la sua carriera agonistica nel 1931, in pieno fascismo, e la conclude a dieci anni dal dopoguerra, nel 1954; anno, tra l’altro, dell’inizio nel nostro paese di una nuova epoca, quella della televisione, ovvero di una nuova era anche per utto il mondo dello sport, e per il modo di viverlo di atleti e del pubblico, di tutti insomma.

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Genere Fiction
Edizione 2002
Listino € 11,00
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