Via Artom

di Alessandro Musto 


Via Artom è una strada della estrema periferia torinese dove si
incontrano casualmente due giovani dei nostri giorni, Fabio ed Enrica, per
assistere alla demolizione di un vecchio palazzo-alveare. Fabio, trentenne
insoddisfatto del suo lavoro che vive ancora con la madre, rimane colpito dalla
bellezza e spigliatezza di Enrica, che si trova lì per scattare alcune foto. I
due si piacciono, al punto che Enrica, d’impulso, propone a Fabio di prendere
una stanza in affitto nella grande e vecchia casa in centro dove abita da sola.
Sarà questa casa, ricca di storia, a fare da filo conduttore al romanzo,  collegando passato e presente. Proprio fra quelle mura, infatti, è vissuto Emanuele Artom, un giovane ebreo della buona borghesia antifascista, morto  combattendo per la Resistenza, al quale è intitolata la strada di periferia dove i due ragazzi si sono incontrati. La voce del tempo racconta la storia di Emanuele, riannodando il filo misterioso che la lega a quella di Fabio ed Enrica, impegnati, nella Torino di oggi, ad inseguire un sogno di integrazione  tra la folla di immigrati insediati nelle periferie e gli austeri abitanti di Torino, fedele fino in fondo alle sue tradizioni e alla sua storia. Per Fabio,  e soprattutto per Enrica, la priorità è abbattere le barriere culturali, accogliendo anche Tarik, marocchino diciassettenne arrivato fortunosamente a  Torino con la speranza di diventare dj, ma soprattutto di poter vivere come i suoi coetanei italiani, senza l’incubo del rimpatrio. Enrica, fiduciosa  nell’impegno creativo, coinvolgerà Tarik e Fabio nell’allestimento della propria mostra fotografica, ospitata proprio tra le mura di quella casa in cui  ha preso vita molti anni prima il desiderio di libertà di Emanuele Artom. Questo romanzo è stato il vincitore della quarta edizione del Premio letterario La Giara nel 2015.

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Via Artom è una strada della estrema periferia torinese dove si
incontrano casualmente due giovani dei nostri giorni, Fabio ed Enrica, per
assistere alla demolizione di un vecchio palazzo-alveare. Fabio, trentenne
insoddisfatto del suo lavoro che vive ancora con la madre, rimane colpito dalla
bellezza e spigliatezza di Enrica, che si trova lì per scattare alcune foto. I
due si piacciono, al punto che Enrica, d’impulso, propone a Fabio di prendere
una stanza in affitto nella grande e vecchia casa in centro dove abita da sola.
Sarà questa casa, ricca di storia, a fare da filo conduttore al romanzo,  collegando passato e presente. Proprio fra quelle mura, infatti, è vissuto Emanuele Artom, un giovane ebreo della buona borghesia antifascista, morto  combattendo per la Resistenza, al quale è intitolata la strada di periferia dove i due ragazzi si sono incontrati. La voce del tempo racconta la storia di Emanuele, riannodando il filo misterioso che la lega a quella di Fabio ed Enrica, impegnati, nella Torino di oggi, ad inseguire un sogno di integrazione  tra la folla di immigrati insediati nelle periferie e gli austeri abitanti di Torino, fedele fino in fondo alle sue tradizioni e alla sua storia. Per Fabio,  e soprattutto per Enrica, la priorità è abbattere le barriere culturali, accogliendo anche Tarik, marocchino diciassettenne arrivato fortunosamente a  Torino con la speranza di diventare dj, ma soprattutto di poter vivere come i suoi coetanei italiani, senza l’incubo del rimpatrio. Enrica, fiduciosa  nell’impegno creativo, coinvolgerà Tarik e Fabio nell’allestimento della propria mostra fotografica, ospitata proprio tra le mura di quella casa in cui  ha preso vita molti anni prima il desiderio di libertà di Emanuele Artom. Questo romanzo è stato il vincitore della quarta edizione del Premio letterario La Giara nel 2015.

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Genere NarreRai
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